La produzione annua di energia elettrica sarà pari a circa 32 milioni di kWh (circa 8.000 utenze domestiche), con un rendimento elettrico di oltre il 45%, 10% in più rispetto agli impianti tradizionali. Sarà certamente il più grande ed innovativo impianto del Paese e probabilmente anche del Vecchio Continente. Lo realizzerà, a partire dal 2007, la società leader di mercato Schmack Biogas per l’azienda agricola Energy Renew, a Bondeno, in provincia di Ferrara.
L’aspetto innovativo è l’applicazione della tecnologia Orc (Organic Rankine Cycle) in un impianto biogas, sfruttando i gas di scarico caldi dei motori. Inoltre si utilizzerà il rivoluzionario digestore anaerobico di Schmack - l’EUCO® - in grado di trattare biomasse agricole ad alto contenuto di sostanza secca. Il biogas sarà ottenuto attraverso un processo di digestione anaerobica di “biomasse” rinnovabili.
Gianpietro Ravagnan ordinario di microbiologia al dipartimento di Scienze Ambientali dell’Università Cà Foscari di Venezia, ha spiegato, in occasione della conferenza stampa di presentazione del progetto, che “gli impianti di fermentazione anaerobica del biogas sono una delle soluzioni tecnologicamente avanzate per produrre energia termoelettrica da biomasse. Nel caso di biomasse agricole e di messe in funzione di impianti industriali di grandi dimensioni - come nel caso del progetto di Bondeno - si può assicurare al mondo agricolo un reddito integrativo complementare alla produzione tradizionale per l’alimentazione umana e zootecnica”.
“La chiusura di vari zuccherifici in Emilia Romagna fra cui Bondeno - ha ricordato Antonio Gallini Pirani, presidente della Energy Renew - ha liberato molti terreni per altre colture quali il mais. Il mais si adatta molto bene ai terreni della pianura padana. Esclusi i mangimifici, l’utilizzo del mais per il biogas è sicuramente la soluzione più efficiente. Inoltre rappresenta la risposta più ecocompatibile, dato che è a impatto serra zero, e completamente diversa dalle centrali a biomasse legnose. Il sempre maggior bisogno di energia e la necessità di ridurre l’energia da fonti fossili renderanno questo investimento remunerativo nel tempo”.
La Schmack Biogas, da ben 11 anni impone gli standard in materia di impianti biogas ad sfruttamento elevato, è l’unica azienda di biogas con un proprio laboratorio di biologia. Si distingue, quindi, per la ricerca scientifica, con 17mila analisi di fermentazione svolte e oltre 160 impianti realizzati in Europa, negli USA e in Giappone. L’azienda è nata nel 1995 a Regensburg, Baviera, ed è in Italia, a Bolzano, da quest’anno; da maggio è quotata alla Borsa di Francoforte.

Fonte e-Gazzette


  1. Paolo Pini

    Gradirei informazioni sul rilascio di odori e sull’impetto ambientale dell’impianto, in quanto anch’io sarei interessato alla realizzazione di un impianto simile.

    Grazie
    Paolo Pini

  2. op

    1 - i reflui zootecnici dovranno essere trattati per riequilibrare i valori delle varie componenti chimiche;
    2 - la quantità di azoto presente nei liquami in entrata è pressoché identica a quella di uscita (scarso vantaggio ambientale);
    3 - pare che basti poco per suscitare grandi emanazioni di odori.

    - dove finisce il materiale digestato (liquame lavorato chimicamente + olii + scarti di panifici + mais, ecc.)? sulle vostre campagne?

    - questi impianti devono essere calati con cautela nei diversi contesti; devono inserirsi nel contesto ambientale ed economico prendendo in considerazione tutti gli aspetti.
    è chiaro che non sempre accade: http://www.cige,altervista.org

  3. op

    scusate, ecco l’indirizzo corretto
    http://www.cige.altervista.org

  4. civix

    Premetto che non sono emiliano e che ho postato questa news perchè rilevante per il tema che tratto nel blog, senza sottoscrivere o criticare il progetto. Detto questo sono consapevole che impianti di queste dimensioni possono comportare una serie di problemi (non è stato citato, ad esempio, l’impatto dei trasporti generati). Sono molto interessato al caso dell’impianto in Trentino, e vorrei capire da lei quali potrebbero essere soluzioni alternative ai tre punti citati. Dalla mia scarsa conoscenza so che i piccoli impianti (su scala aziendale) non sempre sono economicamente sostenibili in assenza di sovvenzioni, e mi risulta che le realtà più avanzate di trovino in Germania ma anche nella stessa Emilia Romagna.
    Per Paolo Pini, dunque, vale il suggerimento di rivolgersia a queste due realtà.

  5. enrico

    Messaggio per il responsabile del sito.
    Salve ! su rivoluzione verde avevo apprezzato il bell’articolo su Jungo, la risposta ‘agile’ alla mobilità, che informava di questo progetto. In questo nuovo blog non trovo invece l’iniziativa di cui sono responsabile. Oggi siamo 920 pre-aderenti, e si sta rivelando davvero una rivoluzione culturale silenziosa, che probabilmente presto diventerà un caso.
    Suggerisco di parlarne come già avevate fatto nel blog. Teniamoci in contatto. Cordialmente Enrico Gorini

  6. civix

    Sono tra i 920 pre aderenti. Purtroppo queste sono settimane di fuoco per me, ma mi riprometto di ripostare l’articolo inserito nell’altro blog con i dovuti aggiornamenti quanto prima.

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