Fino a poco tempo fa circolava in rete la storia di Eolo, un’auto ad aria compressa inventata da un ex-ingegnere di formula uno, in grado di percorrere 100 km con 0,77 euro di elettricità (per comprimere l’aria), raggiungere i 110 km/h e operare per più di 10 ore consecutive in ambito urbano. Presentata nel 2001 al Motorshow di Bologna, sembrava fosse imminente la sua produzione su grande scala. Poi non se ne è saputo più nulla, e sono iniziate a circolare le voci su complotti e sabotaggi. Questo articolo di Attivissimo fa il quadro della vicenda.

Sembra però che la vicenda sia giunta ad una svolta: il produttore automobilistico indiano Tata, come annunciato anche da Repubblica, ha deciso di produrre Eolo su grande scala, introducendo dei miglioramenti tecnici che hanno portato l’autonomia ad addirittura 500 km. Qui l’anuncio della casa automobilistica. Di seguito un pezzo di Jacopo Fo sulla notizia, che aggiunge ulteriori informazioni, visto che Jacopo sembra conoscere personalmente i protagonisti della vicenda.

Il colosso indiano Tata Motors ha firmato con MDI dei Négre (padre e figlio) un contratto per la produzioni in India dell’auto ad aria compressa.
Il fatto che un’azienda dello spessore di Tata abbia deciso di investire su questo progetto dimostra che non si tratta dell’invenzione bislacca di un folle.
In molti ne siamo convinti da anni. Quando 6 anni fa salii su uno dei primi prototipi, nella fabbrica di Marsiglia, ebbi la sensazione di muovermi con la macchina del futuro.
Era un’auto straordinaria, un’invenzione geniale, economica e ecologica. Una monovolume a sei posti, grande bagagliaio, 200 chilometri di autonomia, raggiungeva i 120 chilometri orari, consumava 3 euro di elettricita’ per percorrere 100 chilometri e sarebbe dovuta costare 12mila euro. Veniva alimentata direttamente con aria compressa allo stato liquido, contenuta in due grandi bombole, alloggiate sotto l’auto per tutta la sua lunghezza. In alternativa era dotata di un compressore elettrico capace di riempire le bombole. Per ottenere un pieno era sufficiente collegarla per una notte a una presa di corrente.
Insomma gia’ 6 anni fa era un’auto strepitosa. Tra l’altro si avvaleva di ben 56 brevetti originali. Tutto era particolare: dall’impianto elettrico con 3 chilogrammi di fili al posto dei 30 di una comune auto di media cilindrata, ai sedili con anima tubolare che proteggevano il conducente in caso di incidente, al meccanismo per abbassare
manualmente i vetri dei finestrini. La carrozzeria era stata progettata per essere leggerissima, offrire ottimi risultati nei crash test e venir costruita anche in fibra e resina di canapa.
Ma, nonostante le potenzialita’ ecologiche ed economiche di quest’auto, sono passati gli anni e i Négre non sono ancora riusciti a omologarla in Francia. E qui bisogna proprio fermarsi e chiedersi come sia possibile che per cosi’ tanto tempo si sia riusciti a bloccare la commercializzazione di un mezzo simile.
Ora, appunto, la scesa in campo di Tata Motors cambia tutta la situazione.
Ho telefonato alla MDI e ho sentito aria di grande festa. E’ tutto vero, mi confermano. Entro un anno e mezzo gli indiani inizieranno a vendere questo miracolo tecnologico, sbeffeggiato dalle grandi case europee produttrici di automobili, sabotato dalla lobby dei petrolieri e da politici ottusi.
E di certo dopo l’omologazione in India sara’ difficile per i burocrati europei negare il permesso di circolazione sulle nostre strade all’auto ad aria compressa.

Il segreto di quest’auto sta in un’idea rivoluzionaria. Ai tempi, gli ingegneri della Fiat elaborarono un’analisi tecnica di 16 pagine che dimostrava che questo mezzo avrebbe potuto percorrere solo pochi chilometri, molti meno dei 200 che millantavano i Négre. E non avevano tutti i torti: per quanto si possa immagazzinare molta aria compressa allo stato liquido, questa puo’ esprimere solo poca potenza. Ma Négre aveva escogitato un sistema per moltiplicare l’autonomia del mezzo.
Infatti, l’aria compressa a 300 bar di pressione esce dalle bombole a 70 gradi sotto zero. Più l’aria e’ compressa più e’ fredda, e’ un principio noto ma non pienamente sfruttato fin’ora nelle sue possibili applicazioni.
Ne’gre invece di usare direttamente la pressione dell’aria, la faceva entrare in un contenitore dove veniva scaldata dalla temperatura stessa dell’auto. In questo modo l’aria, aumentando di temperatura, si espande notevolmente e solo a questo punto veniva utilizzata la forza della sua pressione. Ed e’ questo il segreto che consentiva all’auto di raggiungere un’autonomia di 200 chilometri.
Uso il passato perche’ in questi anni i prototipi sono stati ulteriormente sviluppati. Nell’auto ad aria compressa e’ stato integrato un serbatoio di gas e il motore puo’ essere indifferentemente azionato dalla combustione del gas o dall’aria compressa. E’, cioe’, un motore ibrido. Cosi’, se non c’e’ modo di alimentare l’auto con una presa di corrente o un pieno di aria compressa liquida, si puo’ farla andare con il gas che gia’ e’ supportato da una rete di distributori.
Ma la presenza del gas ha anche un’altra funzione che ha portato l’ultimo modello a un’autonomia di 500 chilometri e una velocita’ di 150 chilometri orari. Infatti l’aria in uscita dalle bombole ora viene scaldata nel “vaso di espansione” con una fiamma alimentata dal gas cosi’ da moltiplicare ulteriormente il volume dell’aria e quindi moltiplicare la quota utilizzabile di pressione. Invece di utilizzarla a 2-3 gradi di temperatura la si porta a 30 gradi. E, come abbiamo detto, aumentando la temperatura, l’aria si espande ulteriormente.
Infine si e’ sperimentato l’uso di meccanismi che recuperano l’attrito della frenata dell’auto e dell’inerzia nei percorsi in discesa per sviluppare elettricita’ che permette di comprimere altra aria nelle bombole. Insomma, l’auto che si sono comprati gli indiani e’ veramente “completamente diversa”.
Ma qualche europeo che si dovesse svegliare all’ultimo momento avrebbe ancora la possibilita’ di buttarsi sull’affare, almeno per quanto riguarda alcuni paesi dove i diritti di sfruttamento dell’invenzione sono ancora liberi.
Infatti, il meccanismo commerciale con la quale quest’auto viene proposta e’ anch’esso particolare. MDI detiene i brevetti e cede fabbriche chiavi in mano e diritti commerciali di esclusiva su un dato territorio. Tata Motors ha comprato i diritti per l’India. Ma, ad esempio, Eolo Italia, che deteneva i diritti per il nostro paese, pare non esista più e quindi i diritti potrebbero essere liberi.

L’Italia può dire la sua sul progetto? Io un’idea ce l’avrei: una rivisitazione completa del design, e questa sarà la killer application dell’automobilismo!



  1. filppo Bs

    gran bel progeto spero sia sviluppato per migliorare qualche particolaree che si arrivi oltra alla produzione ,anche alla diffusione in larga scala,magari anche in europa.

  2. C’è solo un piccolo problema di natura termodinamica: Una macchina del genere ha efficenza molto bassa decisamente inferiore ad un motore endotermico, infatti occorre spendere grandi quantità di energia per comprimere e raffreddare l’aria in volumi compatibili con gli ingombri di un autoveicolo.
    Se questa energia poi la produciamo in una centrale a carbone o a petrolio abbiamo semplicemente spostato il problema senza risolverlo.

    In ogni caso complimenti per il blog.

  3. Interessanti le osservazioni che fai. Potresti specificare meglio con alcuni dati? Voglio dire, non basta un normale compressore?

  4. Teoricamente si, ma questo sarebbe alimentato dalla rete elettrica, quindi il problema si sposterebbe a monte, cioè verso il modo in cui si produce l’energia che è necessaria al compressore.

    A livello di cifre, un motore endotermico ottimizzato può avere un rendimento del 35% (vale a dire che solo il 35% dell’energia prodotta viene utilizzata per il moto del veicolo). Una macchina come quuella di cui parli avrebbe un rendimento teorico dell’ordine del 15 – 20% ciò per effetto del costo di compressione dei gas che è un processo fortemente dipsersivo in termini di energia (Un gas compresso si riscalda molto e quindi per confinarlo in volumi ridotti è necessario tenerlo a temperature molto basse dell’ordine dei -250°).

    Ciò non toglie che producendo energia pulita da fonti rinnovabili l’idea potrebbe essere interessante, anche se difficilmente applicabile su larga scala.

  5. Sono d’accordo con te sulla problematicità dell’uso di energia elettrica, stando alle attuali fonti di produzione. Siccome non sono un tecnico, volevo sapere se nei calcoli di rendimento che proponi sono considerate anche le novità segnalate dall’articolo, ovvero un riscaldamento in due fasi dell’aria per aumentarne la pressione? Secondo te è verosimile il dato di -70° C indicato nel pezzo, in confronto ai -250° C di cui parli tu?
    Ad ogni modo grazie per i commenti. Se gli annunci dell’articolo saranno rispettati, entro pochi mesi dovremmo riuscire a capire meglio la fattibilità tecnica del prodotto e il suo costo reale.

  6. Su youtube (http://www.youtube.com/watch?v=QmqpGZv0YT4) il servizio di una trasmissione inglese (Beyond Tomorrow) su Eolo, con ulteriori dettagli di funzionamento, e su un motore ad aria ancora più efficiente, con una struttura completamente diversa da quella classica a pistoni. Speriamo di vederle presto su strada.

  7. I dati che ti ho riportato li avevo studiati durante un corso di termodinamica di un paio di anni fà, ovviamente erano dati generali non applicati a singoli progetti.
    Il dato dei -70 è verosimile anche perché temperature inferiori si ottemgono solo in laboratorio. C’è pero un aspetto che non mi è chiaro, come si provvede a mantenere costante questa temperatura? (non è corretto affermare che più l’aria è compressa più si raffredda, semmai è vero il contrario PV=nRT).
    Purtroppo i dati che vengono resi pubblici sono troppo pochi e generici per fare unn calcolo specifico (sempre ammesso che mi ricordassi come si fa :) )
    Il principio è sicuramente valido, quello che a me sembra di difficile attuazione è realizzare un veicolo che abbia prestazioni ed autonimia comparabile con quelli attuali.

  8. Lorenzo

    In ogni caso, per quanto sia basso il rendimento, se il prezzo è così piccolo (circa 70cents per 100km per il vecchio progetto…ora che è stato migliorato probabilmente sarà anche inferiore) vuol dire che non serve una quantità immensa di energia per comprimere l’aria!
    è chiaro che se ci metteranno tutte le tasse che mettono sulla benzina il prezzo schizzerebbe troppo in alto…
    ma considerati tutti i costi ambientali e sanitari che lo stato si deve accollare a causa degli idrocarburi, direi che uno stato onesto ridurrebbe notevolmente le tasse, almeno a livello da rendere la gestione di un’auto ad aria compressa di costo pari a quello di un’auto convenzionale.
    (se poi non ci fossero proprio tasse, come dovrebbe essere…beh allora è tutto grasso che cola =P)

  9. Michele

    Ciao a tutti,
    per Demone: non sono un fisico ma probabilmente quello che intendeva nell’articolo e’ che l’aria allo stato compresso avra’ una certa temperatura, probabilmente alta come affermi tu, ma che cala cosi’ tanto una volta riespansa. Potrei aver detto una cavolata, e ti prego di correggermi se sbaglio, ma e’ una cosa che ho notato anche nelle bombolette ad aria compressa per pulire i circuiti, l’aria esce dannatamente fredda da la’!

  10. Baia -DEsign

    al design ci penso io

  11. Karkaratz

    Per Demone, riguardo alla tua affermazione “(non è corretto affermare che più l’aria è compressa più si raffredda, semmai è vero il contrario PV=nRT)”

    Non credo abbia molto fondamento…

    Cercando di calcolare la temperatura di un gas si ha

    T = pV/nR

    e direi che il numero di moli di un gas molto compresso è molto più grande di pressione * volume e mi aspetto che la temperatura si abbassi sempre di più all’aumentare della pressione in un dato volume.

    Se poi pensiamo che T è espressa in Kelvin…

  12. Karkaratz

    Non ho specificato, nel post precedente, per quanto riguarda “e mi aspetto che la temperatura si abbassi sempre di più all’aumentare della pressione in un dato volume.”

    Che n, il numero di moli contenute nel volume, aumenti all’aumentare della pressione.

  13. P2O

    Per prima cosa vorrei dichiarare la gioia di avere finalmente una vera speranza di vedere quest’auto (che dal mio punto di vista è DAVVERO prodigiosa) commercializzata su larga scala (sarà vero? Staremo a vedere..).
    Per seconda cosa, visto che studiando ingengeria non posso esimermi dal fare commenti su tutto, vorrei dire che secondo me “n” indica il numero assoluto di moli e non la loro densità..
    Sempre secondo me, una volta che si è compresso un gas ad un piccolissimo volume, esercitando una pressione sufficiente e costante (come quella fornita dalle pareti del contenitore) quello manterrà semplicemente il volume, a qualsiasi temperatura si trovi (pensando alle isocore: T aumenta => P aumenta, ma T è costante).
    Detto questo (scusate ma non potevo farne a meno) e sicuro di non potermi inoltrare in discussioni su una fisica complessa che lascio all’ingener Negre, mi auguro ancora una volta di poter veder presto in vendita quest’auto, per sentirmi finalmente un cittadino responsabile e rispettoso di un bene comune prezioso come l’ambiente (e lo so che il problema è solo spostato a monte, ma evitando di usare direttamente il petrolio posso sperare che almeno l’1% dell’energia che spendo sia DEL TUTTO pulita :D )

  14. P2O

    Edit: 13a riga, testo tra parentesi:
    (pensando alle isocore: T aumenta => P aumenta, ma V è costante)
    Scusate!

  15. salvatore

    Interessante il post. Ovviamente le riflessioni di carattere termodinamico sono allettanti per i colleghi, ma si rischia di andare per campi. Faccio le mie:
    - generalmente un gas che viene compresso si riscalda e questo rende la compressione più complicata e scarsamente efficiente;
    - viceversa nell’espansione (si raffredda l’aria che si espande) come da esperienza comune;
    - da qui la necessità di recuperare calore ed ottenere pressioni più elevate dalle stesse quantità di materia.
    - poi bisogna portarsi dietro la bomba (ops bombola)… etc
    non conosco il progetto ed il bilancio di energia ed efficienza della intera filiera di trasformazioni per poterla paragonare ma forse sarebbe il caso di cercare tra i progetti più semplici la soluzione alla mobilità mondiale.

  16. La soluzione c’è e sarà la macchina del futuro!!!

  17. mah. io sto seguendo eolo da 5 anni ormai, ma non vedo grossi passi avanti.
    il VERO problema è che è praticamente impossibile da far funzionare per più di 10 minuti di dimostrazione. l’aria infatti contiene di suo impurità, con la compressione e soprattutto decompressione a quelle temperature tali impurità si incrostano e dopo un pò il gioco finisce.
    ora se davvero qualcuno ha deciso di investirci continuativamente e seriamente speriamo ci sia una svolta…
    a presto

  18. Anonimo

    Truccatela come FAST AND FURIOUS

  19. cia536

    e stata una grande idea (secolo)

  20. fabio

    Sarebbe davvero un’innovazione una macchina che non inquina,non ha bisogno di manutenzioni e soprattutto non ha bisogno dei ricavati del petrolio.Resta comunque il problema della produzione di energia elettrica.Non possiamo inventare una macchina ad aria compressa e produrre l’energia elettrica ,che serve per fare un pieno ,in centrali dove ancora oggi,utilizzano il petrolio.Da parte mia,sono favorevole al nucleare in Italia.D’altronte se una centrale nucleare francese ,nella peggiore delle ipotesi , salterebbe per aria a pagarne le conseguenze sarebbe anche l’Italia semplicemente perchè confinante con qust’ultima……in conclusione:SI ad Eolo e SI al nucleare in Italia.

  21. Il problema dell’orgine dell’elettricità utilizzata per un’eventuale auto ad aria compressa è reale. Ma personalmente credo che la soluzione nucleare sia sbagliata. Il problema della sicurezza in caso di incidenti, pur se concreto, non è nemmeno il principale. E’ il costo di smaltimento dei rifiuti e di decommisionamento dei siti a rappresentare la principale motivazione per un rifiuto all’attuale tecnologia nucleare. Gli impianti in funzione oggi sono economicamente convenienti perchè sovvenzionati, ma soprattutto perchè creano debiti che vengono continuamente rinviati alle generazioni future. Ad oggi non esiste un solo sito definitivo per lo stoccaggio delle scorie nucleari, ma solo depositi temporanei che vanno sorvegliati e gestiti ad alti costi. E parliamo di tempi dell’ordine di 100.000 anni. L’Uranio per gli attuali usi nucleari è poi concentrato tanto quanto il petrolio, con relativi conflitti conseguenti, e destinato ad esaurirsi in un tempo simile (http://aspoitalia.blogspot.com/2007/03/ancora-sul-picco-delluranio.html)

  22. Pietro Massimo

    Fabio,
    ovviamente la centrale nucleare al centro della tua città e il deposito di scorie nel tuo giardino ….

    pienamente d’accordo con Admin, in più considerato come vanno le cose in Italia, il pensiero di sig.ra Mafia che “entra” nel business delle centrali nucleari e il pensiero che le cose possano non essere fatte come si dovrebbe, e il pensiero che la manutenzione non sia fatta come si dovrebbe e …. ecc. ecc.

    per il bene di tutta Europa, lasciamo perdere và !!!

  23. edo

    ho sentito abbastanza falsità termodinamiche tranne qualche osservazione.
    quindi vi rimando a una discussione più efficacie dopo esservi letto un buon libro sulle principali proprietà termodinamiche dell aria.

    l aria se compressa molta tende a diventre liquido trasformando autonomamente la sua temperatura, non serve quindi per foza raffreddarla per renderla liquida.

    inoltre una macchina endotermica comune ha un rendimento che non supera il 18%, mentre una centrale sempre a combustione per la produzione di en. elettrica se ben progettata raggiunge rendimenti del 42%.

    è eviene la convenienza.il problema viene spostato , ma viene anche ridotto.
    vaii eolooo

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