Ulteriori notizie e dati circa i consumi e i problemi energetici relativi ai datacenter. Punto Informatico riporta la notizia di uno studio commissionato da AMD al dottor Jonathan Koomey, docente della Stanford University e scienziato del prestigioso Lawrence Berkeley National Lab (ahh, Berkeley…), che attesta come tra il 2000 e il 2005 l’energia bruciata dai data center e dalle relative infrastrutture è praticamente raddoppiata. Secondo Koomey, i principali responsabili di questo consumo sono stati proprio gli utenti con la loro bramosia multimediale: dal video-on-demand, al downloading musicale, al VoiP: tutti servizi gettonati, ma allo stesso tempo esigenti sotto il profilo energetico.
Per Koomey si possono individuare altri nodi del problema nei trend di mercato che riguardano i server a basso costo. “La proliferazione di server sotto i 25 mila dollari negli Stati Uniti e nel mondo ha certamente contribuito a questa situazione”, ha sottolineato il professore. Infatti, non è tanto l’aumento dei consumi di ogni singola unità ad aver alimentato il problema, ma il numero complessivo di nuovi server, salito di circa il 90%. “Il passaggio a Linux e a piattaforme distribuite ha richiesto l’acquisto di un maggior numero di server a basso prezzo”, ha dichiarato Koomey. “In base alle mie analisi sono aumentati i low-end, diminuiti i mid-range e rimasti abbastanza invariati gli high-end”.
Nei data center statunitensi, nel 2000, vi erano approssimativamente 5,6 milioni di server in totale: 4,9 milioni low-end; 663 mila mid-range; 23 mila high-end. Nel 2005 questi dati sono praticamente raddoppiati, con 10,3 milioni di server istallati: di cui 9,9 milioni low-end, 387 mila mid-range e 22 mila high-end. A livello mondiale è avvenuta la stessa cosa: si è passati dai 14,1 milioni di server del 2000 ai 27,3 milioni del 2005. E tutto questo, sempre secondo lo studio di Koomey, ha provocato un raddoppio del consumo energetico. Negli Stati Uniti, ad esempio, per alimentare tutti i data center vi è bisogno di cinque impianti da 1000 megawatt; nel mondo almeno 14 impianti. “I costi energetici per far girare la baracca sono impressionanti. 2,7 miliardi di dollari nei soli Stati Uniti. A livello mondiale si parla invece di 7,2 miliardi di dollari”, ha dichiarato Koomey. “E sei poi andiamo a guardare il computo totale si scopre che i soli data center nel nostro paese contano per lo 0,6% dell’elettricità consumata - insomma, l’equivalente di tutti i televisori statunitensi a colori “.
A fronte di questa situazione, di cui ho già parlato in precedenza, diviene pieanamente operativo il consorzio non profit Green Grid, lanciato lo scorso anno da alcuni giganti del settore informatico per affrontare il problema dei costi energetici nelle aziende. Il primo frutto della “griglia verde” è stata la pubblicazione di tre white paper che spiegano i problemi legati ai consumi energetici dei datacenter e forniscono alle aziende suggerimenti e linee guida su come tagliare l’assorbimento di energia e risparmiare sulla bolletta elettrica.
Il progetto Green Grid è stato annunciato la prima volta la scorsa primavera, ed all’epoca né Intel né Dell facevano parte della comitiva. Di recente i due giganti, insieme a VMware e APC, hanno unito i propri sforzi a quelli dei membri fondatori: AMD, HP, IBM, e Sun. Ogni membro porta nell’associazione dai 5.000 ai 25.000 dollari, somme che Green Grid utilizzerà per commissionare indagini, fornire servizi di consulenza, creare specifiche standard per la misurazione dei consumi, e promuovere iniziative relative ai temi del risparmio energetico nelle aziende.


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