
Alcuni nomi grossi dell’edilizia tradizionale si stanno cimentando in un laboratorio sul campo per la costruzione e industrializzazione di edifici a basso impatto ambientale. Non si tratta di bioedilizia vera e propria, in quanto alcuni protagonisti sono specializzati in materiali tradizionali o in settori “pesanti”, come la chimica. Ma il peso delle imprese coinvolte, la loro capacità di investimento e le conoscenze che sono in grado di mettere in campo meritano molta attenzione. Intanto a Bruxelles si mette in mostra la casa del futuro, forse il futuro dei più abbienti! Articolo tratto da Corriere della Sera.
Dopo l’esperienza della casa romana 3 litri, è andato in cantiere da qualche giorno un progetto pilota che punta a ridurre i consumi energetici di un ulteriore terzo. L’esperimento è molto interessante, perché vede coinvolta una compagine di attori che copre tutte le fasi del processo costruttivo, con due associazioni a fare da registe.
Siamo in Emilia Romagna, in provincia di Bologna: il Comune di Ozzano, in prima linea sul fronte della programmazione sostenibile, bandisce una gara per la costruzione di cinque alloggi (per un totale di 400 metri quadrati) e di un centro didattico-sperimentale (un altro centinaio). Prezzo di vendita contenuto, maggior cubatura e sconti sugli oneri di urbanizzazione sono la contropartita offerta dall’amministrazione per compensare rigidi requisiti in termini di fabbisogno energetico e prestazioni. Oltre all’obbligatorio recupero dell’acqua meteorica, talmente importante in una regione assetata da essere incluso nel regolamento comunale.
Vince la cooperativa “La certezza”, che affida l’incarico di progettazione ad Arkit energia, studio di progettazione che ben esplicita nel logo i propri obiettivi: architettura, ambiente, tecnologia. Alessandro Marita e Alessandro Ballocchi si concentrano sui principi della bioclimatica e li coniugano con le tecnologie a disposizione, mettendo a punto sistemi che ottimizzano le funzioni degli elementi che vanno a integrare: isolamento, inerzia termica, pannelli fotovoltaici, collettori solari. Prezioso si rivela l’apporto di due associazioni che puntano sulla sostenibilità come atout per migliorare il mercato italiano. Aipe e il Centro di informazione sul Pvc si buttano fianco a fianco nell’avventura. Con un patrimonio di conoscenze che permetterà, a fine lavori, di quantificare gli impatti ambientali delle varie fasi di vita del manufatto.
In altre parole, l’Eps e il Pvc possono dichiarare il proprio ciclo di vita (Lca), così si saprà quanto la casa 2 litri sarà costata in termini energetici già dalla produzione dei materiali utilizzati. Un pool di produttori (Aldes, Apemilano, Basf, Ecoflam, Carraro Gips, Finstral, Fischer, Lape, Qbuilding, System service, Sto, Suncover, Veka, Viabizzuno) sta collaborando con i progettisti: contrariamente al legislatore che barcolla timido e impacciato, il mercato ha intuito la tendenza dei prossimi anni e, fiutato il business, comincia a investire. Un progetto pilota come questo sarà un prezioso biglietto da visita per rilevanti iniziative in rampa di lancio anche in grandi Comuni.
I componenti esistono, basta saperli assemblare. Potrebbe essere lo slogan della casa 2 litri che non può essere uno standard (le condizioni climatiche variano da località a località e non si può prescindere), ma sicuramente presenta caratteristiche di base ripetibili. Schermi solari per ombre passive e attive, pannelli solari e fotovoltaici, caldaia a condensazione o pompa di calore, ventilazione controllata con scambiatore di calore e l’utilizzo di sorgenti di calore adiabatiche per il raffrescamento estivo sono soluzioni universalmente adottabili. Così come il ricorso all’Eps per iperisolare tetti, pareti e fondazioni, piuttosto che al Pvc per serramenti esterni e facciate trasparenti, trasporto fluidi e luce.
Arkit energia ha composto il suo puzzle, senza dimenticare che si tratta di architettura. Tra otto mesi, tanto richiederà la realizzazione (“Abbiamo previsto – è orgoglioso Ballocchi – l’integrazione dei sistemi a livello di progetto, per agevolare la costruzione”), cinque famiglie prenderanno possesso delle nuove abitazioni. Ma non entreranno in una casa stilizzata (un quadrato chiuso da un triangolo, modello casa passiva, per intenderci) ma in un complesso arricchito da serre e loggiati, dinamizzato da giochi di ombre e da un sapiente dosaggio di pieni e vuoti.
Spazi verdi impreziosiscono i diversi livelli, funzionali ma anche esteticamente gradevoli. I costi dell’operazione si calcoleranno a lavori ultimati, ma l’intenzione dichiarata è contenerli sui livelli di una realizzazione che presenti un buon livello di isolamento, nell’ordine degli 850-1.100 euro al metro quadrato. L’impegno di tutti è perseguirne l’ottimizzazione, verificando anche in cantiere le possibilità di risparmio sulla messa in opera. Il termometro sarà il centro didattico-sperimentale (di proprietà del Comune), che sarà costruito per primo. L’obiettivo infatti è farne un osservatorio privilegiato, oltre che spazio per corsi di formazione ed espositivo. Perché la casa 2 litri è un progetto a lunga scadenza: per i prossimi cinque anni verranno monitorate le prestazioni.
I requisiti minimi
• Classificazione energetica (20 kWh/m2 anno)
• Classificazione acustica
• Qualità di illuminamento naturale/artificiale
• Qualità di salubrità interna (Voc)
• Certificazione statica
• Sicurezza passiva (effrazione, incendio allagamento)
• Fruibilità (barriere architettoniche, antinfortunio)
• Verifica dei costi
• Architettura esterna e dotazione minima
• Architettura interna e dotazione minima
• Ricilablità dei componenti edili
• Valutazione di impatto ambientale complessivo (CO2)


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