Siamo proprio un popolo strano, e spesso questo mi sorprende: è bastata una proposta da parte di Eni di abbandonare cravatta  e giacca in ufficio nei mesi caldi per non usare eccessivamente l’aria condizionata, che subito si è scatenata una corsa a pontificare l’idea (peraltro non nuova e lanciata già lo scorso anno in Giappone) e a parlare di “nuova moda per l’estate”. Se anche questo aiuta la causa ecologista, ben vengano iniziative di questo genere (in effetti in certi ambiti lavorativi rompere un tabù come quello dell’incravattamento e ingiacchettamente, passatemi i termini, non è semplice). I politici sembrano tra i più entusiasti, ma allora perchè aspettare 5 anni per bandire le lampadine ad alto consumo energetico? Per fare un esempio, Se ogni famiglia in Lombardia sostituisse da subito le lampade ad incandescenza con le lampade a risparmio energetico nella propria casa, ogni anno si potrebbe arrivare a risparmiare oltre un miliardo di chilowattora, evitando di emettere in atmosfera circa 600.000 tonnellate di anidride carbonica, pari a quelli emessi ogni anno da una centrale termoelettrica di media potenza (200 MW). Per non parlare dei soldi risparmiati. Mah!

L’addio alla cravatta in ufficio, promosso dall’Eni per risparmiare energia abbassando l’aria condizionata, sembra essere sulla buona strada per diventare la moda dell’estate. La proposta dell’Eni è infatti rimbalzata tra scrivanie e stanze della politica, raccogliendo consensi.

La svolta ambientalista nel look - lasciare a casa giacche e cravatte nei mesi più caldi, passando a polo e magliette - dovrebbe essere “imitato anche da altre aziende e dall’amministrazione pubblica, compresa la Camera dei deputati”, secondo Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente della Camera. “Il risparmio energetico - prosegue Realacci - è sicuramente la prima, più ragionevole, economica e lungimirante azione per combattere i mutamenti climatici. Ben vengano tutte le iniziative, dunque, anche le più semplici e immediate”.

Alfonso Pecoraro Scanio, ministro dell’Ambiente, fa sapere di aver già dato indicazione al ministero perché le giacche vengano lasciate a casa in estate. Pecoraro Scanio sottolinea anche il paradosso di un uso smodato dell’aria condizionata: “Prima si mettono a 18 gradi e poi si mettono in pullover”. Meglio, suggerisce, usare ventilatori o deumidificatori. Un cambio nel comportamento necessario anche per Edo Ronchi, vicepresidente della commissione Ambiente del Senato, che propone di estendere l’abbigliamento casual alla Camere.

Entusiasmo da parte di Legambiente. Per il presidente Roberto Della Seta, si tratta di un gesto che avrà effetti non solo simbolici e che dovrebbe essere adottato anche da “altre grandi aziende come Fiat, Enel, Telecom, le grandi banche e i palazzi delle istituzioni, Parlamento, Ministeri, Regioni”.

Fonte La Repubblica


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